L’origine
dello scautismo
La
prima idea della formazione scout mi venne molto tempo fa mentre mi occupavo di
istruzione militare. Quando ero aiutante maggiore nel mio reggimento nel 1883
scrissi un primo manuale su come istruire i soldati con mezzi che avessero per
loro un’attrattiva, sviluppando il loro carattere in vista di campagne militari
più che dando loro un addestramento fisico da caserma. Quel manuale fu seguito
da un altro, poi, nel 1898, da un terzo. Capitò poi, non so come, che
quest’ultimo, Aids to Scouting, venisse ad essere usato in un buon numero di
scuole e dai dirigenti di diverse organizzazioni giovanili, benché esso fosse
stato scritto esclusivamente per i soldati. Ragion per cui decisi di
riscriverlo al fine di sviluppare la personalità dei ragazzi per mezzo di
attività che ad essi più direttamente si rivolgessero.
L’uniforme,
in ogni dettaglio, fu presa da uno schizzo rappresentante me stesso nella
tenuta che portavo nel 1887 e nel 1896 in Sud Africa, e nel 1897-98 nel Kashmir.
Il
nostro distintivo fu preso dal “Punto Nord”, usato nelle carte geografiche per
orientarle sul nord; fu adottato dal nostro esercito nel 1898 per i suoi
servizi di ricognizione.
Il
nostro motto, “Be Prepared”, era il motto della Polizia Sudafricana in cui io
ho servito.
Molte
delle nostre idee furono prese dalle usanze degli Zulù, dei Pellirosse, dei
Giapponesi, molte furono prese dai Cavalieri del medioevo, molte vennero
copiate da altre persone, come Cuhulain d’Irlanda, il dr. Jahn, sir W.A. Smith,
Thompson Seton, Dan Beard, ecc.; alcune poi le ho inventate io!
Da Headquarters
Gazette, gennaio 1914
Ciò che
lo scautismo non è
L’esperienza
in diversi campi dimostra che vi sono certe sacche da evitare nel lanciare lo
scautismo, per evitare che esso si areni nel mercantilismo o si smarrisca in
canali senza sbocco che non conducano mai nel mare libero.
Ecco
dunque alcune delle cose che lo scautismo non è:
- non è un’opera di beneficenza diretta da gente della
buona società a beneficio dei ragazzi poveri;
- non è uno scuola che abbia un piano di studio ben
preciso e programmi di esami;
- non è una brigata di ufficiali e soldati fatta per
inculcare virilità ai ragazzi e ragazze a suon di addestramento militare;
- non è un’agenzia di recapito a servizio del pubblico;
- non è una mostra dove risultati superficiali sono
ottenuti mercé una distribuzione di insegne di merito, di medaglie ecc.
Tutto
ciò viene dal di fuori, mentre la formazione scout viene tutta dal di dentro.
Da
Aids to Scoutsmastership, ed. 1919, p. 13
Il gioco
dello scautismo
Nel
rapporto annuale di un’associazione scout si legge che una larga percentuale di
perdite di scouts avviene verso il terzo mese di appartenenza al Movimento, e
si consiglia ai capi di rivedere il loro modo di fare scautismo in modo da
essere sicuri che esso risponda alle aspettative del ragazzo. Non so in che
misura tali definizioni abbiano luogo tra i nostri scouts in Gran Bretagna, ma
so che più o meno era quello che accadeva nell’esercito qualche anno fa, quando
una considerevole percentuale di reclute disertava dopo tre mesi di servizio.
Nel mio reggimento io riconsiderai la cosa dal punto di vista del giovane
soldato, e mi resi conto che prima di arruolarsi egli dentro di sé si era
immaginato gli aspetti romantici e prestigiosi della vita militare, e dopo
invece scopriva di essere condannato ad un lungo periodo di addestramento
militare e di disciplina nelle vesti di recluta e praticamente imprigionato tra
le mura di una caserma. Fu allora che tentai un esperimento di scautismo tra i
giovani soldati: feci in modo che essi imparassero da sé la loro istruzione
militare, interessandosi personalmente ad essa, invece di lasciare che essa
venisse loro impartita a suon di urlacci mediante un interminabile e monotono
addestramento. In brevissimo tempo le diserzioni cessarono e gli uomini presero
ad addestrarsi in metà del tempo. Avevano scoperto che la vita militare era,
dopo tutto, un gioco, invece di un’infernale afflizione.
Da Headquarters
Gazette, gennaio 1922
Il
nostro scopo
Nell’esercizio
l’addestramento dei soldati persegue scopi precisi. Col passare degli anni
tuttavia i vari stadi dell’addestramento son venuti acquistando un’importanza
così esclusiva che molte volte si è perduto di vista lo scopo finale.
Prendete
ad esempio l’esercizio della spada. Si tratta in tal caso di addestrare un
certo numero di reclute nell’uso della spada, al fine di farne combattenti
esperti e in grado di maneggiarla perfettamente. Le reclute vengono inquadrate
e addestrate a stare sull’attenti in certe posizioni, a portare colpi di taglio
o di punta e a mettersi in guardia, in base a un preciso programma di
istruzione. Non appena esse sono in grado di eseguire questi esercizi con
precisione e come un sol uomo – e ci vogliono mesi di lavoro per arrivarci –
vengono considerate abili spadaccini, e invece non sanno combattere un nemico
più del mio stivale. Lo scopo della loro istruzione è stato trascurato nel
corso dei successivi stadi di addestramento.
Spero
che lo stesso errore non accada mai nel nostro Movimento. Dobbiamo sempre tener
il nostro scopo di fondo dinanzi a noi, e far sì che tutti i passi che viva via
veniamo facendo conducano sempre ad esso. Questo scopo è quello di fare della
nostra nazione un popolo di lavoratori capaci, pieni di energia e buoni
cittadini, sia che si trovino a vivere in patria si all’estero.
A
tal fine il sistema migliore è di far sì che i ragazzi imparino da soli, dando
loro attività che li interesano, anziché inculcar loro nozioni sotto forma di
arida e scheletrica istruzione. Dobbiamo ricordarci che la grande maggioranza
dei ragazzi è già stanca per le ore passate in scuola o in bottega, e che
quindi la nostra attività deve essere sotto forma di ricreazione, ed in quanto
possibile all’aperto.
Questo
è lo scopo dei nostri distintivi e gradi, delle nostre attività e prove di
classe.
Se
rileggete ancora una volta Scautismo per ragazzi tenendo sempre a mente il
nostro scopo di fondo ne vedrete tanto più chiaramente il significato.
E
il nostro scopo di fondo comporta un
aiuto scambievole e non solo coi dirigenti del nostro Movimento, ma anche con
altre organizzazioni che lavorano allo stesso fine.
In
un grande Movimento che punta ad un grande obiettivo non c’è posto per piccoli
sforzi isolati: dobbiamo liberarci da idee di poca importanza e darci la mano
in un grande sforzo d’insieme per affrontare con successo il nostro compito.
Negli scouts noi giochiamo in una stessa squadra con l a “Boy’s Brigade”, i
“Church Lads”, l’“Y..M.C.A.” e il Ministero dell’Educazione, e con altri. la
cooperazione è il solo mezzo se vogliamo riuscire.
Da Headquarters
Gazette,maggio 1919
L’arte di farsi ubbidire
Quando
è necessario dare un ordine, il segreto per farsi ubbidire è di sapere
esattamente ciò che si vuole venga fatto e di esprimerlo con grande semplicità
e chiarezza. Se poi all’ordine viene aggiunta una spiegazione del motivo che lo
rende necessario, esso sarà eseguito con maggior buon volontà e con assai
maggiore intelligenza. Se infine all’ordine e alla spiegazione si aggiunge un
sorriso, si ottiene un’esecuzione entusiastica; giacché, ricordatelo, “un
sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio”.
Un
colpetto sulla spalla è uno stimolo più efficace di una puntura di spillo.
Attendetevi
molto dai vostri ragazzi, e in genere l’otterrete.
Da
Headquarters Gazette, settembre 1911
La
fratellanza scout mondiale
Diventando
Scout ti unisci ad una grande moltitudine di ragazzi appartenenti a molte
nazionalità ed avrai amici in ogni continente.
Questa
fratellanza scout è per molti lati simile ad una crociata. Gli Scouts di ogni
parte del mondo sono ambasciatori di buona volontà, che fanno amicizia ed
abbattono ogni barriera di razza, di credo religioso, di classe sociale. Questa
è certamente una grande crociata. Io vi suggerisco di fare del vostro meglio in
quest’opera, giacché presto sarete uomini, e se dovesse nascere una contesa tra
Paesi, sarà su di voi che ricadrà il fardello della responsabilità.
Le
guerre ci hanno insegnato che se un Paese cerca di imporre il suo particolare
punto di vista agli altri, è fatale che ne seguano crudeli reazioni. Una serie
di jamborees mondiali ed altre riunioni di Scouts provenienti da molti Paesi
diversi ci hanno invece insegnato che attraverso l’esercizio della tolleranza e
dello scambio reciproci nascono la simpatia e l’armonia. Questi jamborees hanno
dimostrato quale solido legame sia la
Legge scout tra i ragazzi di ogni Paese. Possiamo fare campi
assieme, fare uscite assieme e godere di tutta la giogaia della vita all’aria
aperta, e così dare una mano a forgiare una catena di fraternità. Se siamo
amici, non vorremmo litigare tra di noi. Coltivando le nostre amicizie, come
quelle cementatesi nei nostri grandi jamborees, prepariamo la via alla
soluzione dei problemi internazionali, ottenuta per mezzo di discussioni di
carattere pacifico. Ciò avrà un effetto vitale e di lunga portata in tutto il
mondo per la causa della pace. Prendiamo quindi l’impegno di fare assolutamente
il massimo che potremo per stabilire l’amicizia tra gli Scouts di tutti i
Paesi, e per contribuire a sviluppare la pace e la felicità del mondo e la
buona volontà tra gli uomini.
In
tutto ciò è lo spirito che conta. La nostra Legge scout e la Promessa, quando le
mettiamo veramente in pratica, spazzano via ogni occasione di guerre e contese
tra i popoli.
Da Scautismo per
ragazzi, cap. Civismo, p. 351-352 ed. Nuova Fiordaliso