Cristianesimo



L’amore cristiano nello scautismo
In questo brano, anch’esso tratto dal messaggio al congresso ai capi di York, B.-P., in una delle sue sintesi più felici, ricolloca gli elementi principali della formazione scout, e in particolare lo studio della natura e il servizio del prossimo, in un quadro di educazione all’amore umano e cristiano. Si noterà come il servizio scout per B.-P. debba sboccare in un impegno sociale: attività di quartiere, impegno per i poveri, ecc.
Cristo ci ha detto nei termini più semplici quale dovrebbe essere la nostra religione, cioè:
1.      Amare Dio.
2.      Amare il proprio prossimo. Queste massime sono al di sopra “delle leggi e dei profeti”, di differenze liturgiche o confessionali.
Trasmettere lo spirito. La nostra preoccupazione come capi è di vedere come trasmettere ai giovani questo spirito fondamentale. Metodi identici non sono applicabili ai vecchi e ai giovani.
Dobbiamo riconoscere che in larga misura il ragazzo acquista il giusto spirito attraverso un’azione giusta, mentre nell’adulto è l’azione che è ispirata dallo spirito.
Perciò incoraggiamo nel lupetto, e proseguiamo nell’esploratore, l’abitudine a compiere Buone Azioni, e in tal modo, tramite l’azione, si sviluppa nel ragazzo lo spirito di disponibilità ad aiutare gli altri; finché come rover e come adulto egli verrà ispirato dallo spirito a sottoporsi al sacrificio ed al servizio.
Un ragazzo impara con la pratica, non con un insegnate teorico. “Amare” per lui è solo un atteggiamento spirituale astratto, mentre la sua espressione concreta, “rendere servizio”, qualcosa che gli può fare, il che è ben diverso.
Quindi per i giovani dobbiamo tradurre lo spirito della religione in azioni concrete. Per questo nella Legge nella Promessa scout, invece dell’idea astratta “amare Dio” vi è il suo equivalente concreto “aiutare gli altri in ogni circostanza”.
L’idea di Dio. Per conoscere il suo dovere verso Dio occorre che il ragazzo abbia un qualche concetto di Dio.
Per lo scout fa parte dei suoi doveri verso Dio sviluppare e perfezionare il corpo che Egli gli ha dato.
Come primo passo verso questo obiettivo noi ci rivolgiamo allo studio della natura come al nostro migliore alleato, pronto a portata di mano. È anche per questo che abbiamo fatto della scienza dei boschi l’aspetto caratteristico della formazione scout.
Attraverso l’osservazione delle meraviglie, dei miracoli giornalieri, dell’ordine e delle bellezze della natura che li circonda, i ragazzi si fanno più prontamente un’idea di Dio come provvido creatore, e giungono a comprendere la propria posizione e il proprio ruolo nel piano universale del creato.
Dovere della cura di se stessi. Essi, per esempio, possono essere indotti a riconoscere che fa parte del loro dovere sviluppare, curare e perfezionare il copro e la mente che il Creatore ha dato loro, e che la conservazione della salute e dell’igiene sono servizi che rendono a Dio.
Dovere in materia di riproduzione. Si può mostrare ai ragazzi come la riproduzione della loro specie divenga nell’ordine naturale un preciso dovere e le questioni relative al sesso divengono quindi facili da spiegare ed acquistino nell’animo dell’adolescente una dignità religiosa.
Dovere di bontà verso animali e piante. Inoltre, riconoscendo la loro posizione di compagni delle creature di Dio, i ragazzi possono rendersi conto che è loro dover rivolgere la loro protezione e benevolenza verso gli animali. I ragazzi tendono spesso ad essere crudeli per pura superficialità. È mediante questo interesse verso animali, uccelli, piante, ecc. – interesse cui ogni ragazzo in genere è particolarmente sensibile – che si sviluppa in loro uno spirito cortese di bontà il quale, una volta stabilitosi nell’animo del ragazzo, si allarga presto al suo atteggiamento verso il suoi simili. È così accesa la scintilla dell’amore.
In un certo Paese, quando fu iniziato lo scautismo, venne omesso l’articolo della Legge scout che dice che: “lo scout è amico degli animali” in quanto, si disse, “i ragazzi del nostro Paese non son crudeli verso gli animali”.
Dovetti spiegare che trascurando questo particolare articolo si lasciava cadere non solo un fondamentale mezzo di educazione alla gentilezza d’animo, ma anche il legame importantissimo che nell’animo del ragazzo unisce Dio-Creatore a Dio-Amore.
L’anima. In ogni persona umana vi è il germe dell’Amore, quel “pezzetto di Dio”, come è stata chiamata l’anima, che, se incoraggiata ad esprimersi, si sviluppa fino a permeare la personalità del ragazzo. L’Amore, come il radium, cresce nel suo stesso irradiamento. Una volta sbocciato nel ragazzo, non è mai probabile che venga meno nell’adulto, anzi tenderà a crescere fino permeare di sé tutto l’essere ed ogni singola azione dell’uomo, fino a dargli la felicità più alta, di scoprire il cielo sulla terra, e ad innalzarlo su un piano di unione con Dio e con l’immortalità.
La formazione scout sviluppa l’elemento di questo Amore tramite l’espressione dell’amicizia verso gli animali e le buone azioni verso gli altri.
Amore attivo e figura di Cristo. In genere noi britannici abbiamo una forte dose di buon carattere. Ma per il vero spirito di Amore il buon carattere non è sufficiente: è troppo passivo. Un umo può avere buon carattere eppure essere l’egoismo in persona. Vogliamo che i nostri ragazzi divengano cristiani attivi, non passivi frequentatori abitudinari di chiese o (ciò che è ancora troppo comune per mancanza di una corretta educazione), indifferenti il cui unico pensiero è “birra, soldi e brontolio”, senza una scintilla di vita o di orientamento spirituale.
Il nostro scopo dovrebbe essere di sviluppare l’Amore tramite il servizio del prossimo al punto di farlo passare avanti al servizio di noi stessi.
Per svilupparlo il ragazzo dovrebbe essere incoraggiato a praticare l’onesta è l’onore negli affari, la cavalleria verso le donne, e una fraternità di larghe vedute nei confronti dell’umanità. Come ulteriore espressione si potrebbe spingerlo a praticare abitualmente una qualche forma di servizio verso la società, parallelamente al suo lavoro o alla sua professione quotidiana. Cominciando con espressioni più semplici di tale servizio, viva via che il ragazzo cresce in capacità ed esperienza, lo condurrebbe ad impegnarsi per l’abolizione dei quartieri poveri delle grandi città, per l’elevazione del livello della popolazione della sua zone, ecc.
Quasi tutti i ragazzi, compresi quelli dei quartiere poveri, possono esser portati a considerare Cristo come il loro eroe, purché Egli sia presentato loro in modo da fare appello alla loro natura: non come un personaggio patetico, ma come una figura dotata di virilità, coraggio, cavalleria, senso dell’umorismo, umiltà, e capace persino di una indignazione estremamente umana verso i mercanti del tempio ecc.
Con Cristo come eroe, il ragazzo può essere incoraggiato, nel suo atteggiamento verso le cose ed in quello che dice o che fa specialmente quando si trova in una difficoltà, a chiedersi: “Cosa avrebbe fatto Cristo?” e ad agire di conseguenza per quanto possibile.
Da Jamboree, luglio 1928

Agli scout britannici in partenza per il pellegrinaggio internazionale a Roma nell’anno Santo 1925
Eminenza, Eccellenza, fratelli scouts,
debbo porgere a Vostra eminenza i nostri più sentiti ringraziamenti per le parole ispirate che ha appena rivolto a voi e a noi tutti.
La ringrazio di tutto cuore per la bontà con cui ha voluto incomodarsi a riceverci tutti qui ed a rivolgerci in questa occasione quelle parole ispiratrici.
Quanto a voi, ragazzi, magari partissi anch’io con voi! Mi duole che i miei dottori non me lo permettano, perchè pensano che io sia diventato un… cerotto! Voi andate a divertirvi veramente, visitando un Paese straniero e incontrando i vostri fratelli scout. In un certo senso sarà una specie di jamboree ma, come ha detto Sua Eminenza, dovete considerarlo da un altro punto di vista. Non è solo una uscita scout, ma un pellegrinaggio.
Voi andate con un’idea assai superiore a quella d’incontrare altri ragazzi. Voi partite per quello che resterà il più grande avvenimento della vita di ognuno di voi: il grande privilegio di andare a Roma, di vedere coi vostri occhi il Santo Padre e di esser visti da lui. È un privilegio che un gran numero di scout desidererebbe condividere con voi. Dovrete certamente riflettere su tutto ciò, e quando dite le vostre preghiere ricordate ciò che vi ha detto Sua Eminenza circa l’aspetto serio di questo viaggio. Incontrerete altri 10.000 scouts cattolici di Paesi diversi, ed essi guarderanno a voi come a coloro che vengono dalla culla dello scautismo, per insegnar loro qual è il vero metodo dello scautismo e cosa sono i veri scouts. Essi non vi faranno domande, ma osserveranno tutto ciò che fate, come vestite, come vi comportate, come eseguite le vostre buone azioni, il vostro grado di allegria, la vostra disciplina generale, e agiranno in conformità. Avete dunque na grande responsabilità perché dovete tener alto il buon nome degli scouts britannici tra tutti coloro che vengono da altre parti. Siate per loro fratelli: aiutateli.
Soprattutto voglio che facciate una cosa importante, e cioè che col vostro comportamento e con la vostra condotta mostriate ai capi della vostra Chiesa in Roma che come scouts voi non avete due capi, ma che il solo vostro Capo è Dio e la vostra Chiesa. I vostri capi reparto sono solo i vostri fratelli maggiori che vi mostrano come far meglio il vostro dovere di buoni cattolici. Io voglio che vi rammentiate di questo e che obbediate alla disciplina della vostra Chiesa. Ricordate che questa è la grande giornata della vostra vita. È lo spirito che conta, e ciò che dovete fare, fatelo nel giusto spirito. Voglio che lo ricordiate ora, e quando sarete all’estero. Cercate di approfittare più che potete di quelle giornate nel giusto spirito e ritornate uomini miglior per esservi stati.
Da Jamboree, ottobre 1925

La domenica al campo
Pochi vorranno negare che la domenica è il giorno della settimana più aperto ai vizi. Nello scautismo noi abbiamo il potere, durante il campo, di renderlo il giorno di maggiore crescita spirituale.
Se il campo è a portata di una chiesa, è naturale che noi vi conduciamo i ragazzi al mattino, a meno che non organizziamo un servizio religioso tutto per noi, come molti di noi capi e ragazzi preferiscono.
Dopo di che, per favore, evitiamo un pomeriggio ozioso. Ecco dov’è che il male si insinua lanciamo invece una esplorazione della natura per pattuglia o in altro modo, seguita da una discussione generale che dia a ciascun ragazzo la possibilità di descrivere ciò che ha osservato, e al capo reparto di concludere con una chiacchierata sulla natura.
A sera, un allegro fuoco di bivacco, concluso sul tono giusto con uno o due buoni inni religiosi conosciuti.
Ho sentito questa settimana un sacerdote che si lamentava perché lo scautismo di domenica distoglie i ragazzi dalla chiesa e dalla scuola di catechismo.
Ciò va evitato, ma se si sta attenti a trovare un valido surrogato, non sono convinto che un ragazzo non riceva personalmente e più direttamente una chiara impressione di Dio quando gli si mostrano le bellezze e le meraviglie della natura ed egli anzi finisce così per acquistare una concezione migliore dei suoi doveri verso Dio e verso il prossimo.
Nel santificare la domenica dobbiamo sempre tener presente il pericolo che, se essa è resa completamente diversa dagli altri giorni della settimana, i ragazzi sono portati a ritenere che i pensieri e le azioni religiose vadano riservate alla domenica; e ciò costituisce un errore fatale.
A un Vescovo – che tra l’altro è un ottimo capo reparto – venne recentemente chiesto che cosa pensasse di coloro che praticano il gioco del golf di domenica; egli rispose che nella sua chiesa egli era sempre contento di vedere uomini entrare in vestiti sportivi o di flanella, pronti a darsi ad esercizi fisici dopo aver assistito al servizio religioso. A suo modo di vedere, il giorno del Signore no doveva essere né un giorno di pigrizia né un giorno di lutto.
Da The Scouter, giugno 1928


Attività scout per la domenica
Ciò che io personalmente consiglio agli scouts per il giorno del Signore è di non mancar mai, al mattino, di recarsi in chiesa o in cappella, o alla processione, a seconda della loro religione; il pomeriggio poi potrà essere dedicato a tranquille attività scout, sul genere dello studio della natura, alla ricerca di piante ed insetti, strisciando ed appostandosi dietro animali od uccelli per osservarli; oppure visitando musei o gallerie di valore, o ascoltando Iddio attraverso la buona musica, se il tempo o le circostanze rendono impossibili le uscite in campagna; o infine raccogliendo fiori e portandoli ai degenti negli ospedali.
Quest’ultima forma di attività è la migliore, perché comporta non solo un essere buoni, ma – ciò che è assai meglio – un fare del bene.
Circo lo scautismo di domenica, ho saputo che alcuni scouts hanno preso parte ad attività scout contrariamente al volere dei genitori.
Ciò non va per niente bene.
Uno dei primi doveri di uno scout è l’obbedienza all’autorità. Egli deve ubbidire agli ordini ricevuti per prima cosa, e mettere al secondo posto i propri divertimenti o desideri.
Se il vostro capo, o vostro padre, o il vostro maestro, o il vostro datore di lavoro vi dà un ordine, dovete eseguirlo, anche se esso è in contrasto con il vostro divertimento o con il vostro interesse.
Questa è vera disciplina; e se non avete una vera disciplina, come scouts non valete proprio niente.
Da Yarns for Boy Scouts, cit. pp. 107-168


Fede, speranza e carità
È stato detto che la gioventù è fortificata dalla speranza e che la vecchiaia è alleviata dal senso di appagamento. La gioventù guarda avanti con speranza, la vecchiaia guarda attorno con soddisfazione, e un giorno o l’altro, quando sarà diventato vecchio, guarderò attorno con grande soddisfazione. Nel frattempo voi che ancora non avete superato l’ottantunesimo anno dovete continuare col lavoro che state facendo; non ci potrebbe essere lavoro migliore, e vi permette di guadagnarvi la vostra pensione di vecchiaia in termini di appagamento per quando potrete guardare indietro con la soddisfazione che deriva dall’aver fatto un lavoro che valeva la pena.
Ed ai più giovani dico; andate avanti con speranza; mescolateci un po’ di ottimismo e temperatela con quel senso di umorismo che vi permette di affrontare le difficoltà mantenendo il senso delle proporzioni. Andate avanti con fede nella bontà del Movimento e delle sue future possibilità, e andate avanti con l’amore, che è l’agente più potente di tutti. Questo spirito di amore, è dopo tutto, lo spirito di Dio che lavora dentro di voi.
Ricordate, “la Fede, la Speranza e la Carità restano tutte e tre; ma la più grande di esse è la Carità”.
Proseguite in questo spirito, e non potrete fallire.
Da The Scouter, dicembre 1937


Sulla preghiera
Il seguente scritto fu inviato ad un Pastore della Chiesa anglicana che chiedeva suggerimenti su preghiere da recitare a una riunione scout. Qui emerge il semplicistico rapporto con Dio della tradizione anglicana.
Do pochissima importanza  alle preghiere formulate in un testo stabilito da imparare a memoria. Ho incontrato tanti uomini di buona educazione, che mi hanno detto di non saper come pregare: avevano dimenticato “le preghiere”.
Un ragazzo dovrebbe imparare a pregare, non a recitare preghiere.
A lui darei i tre orientamenti seguenti, da includere in preghiere che gli lascerei formulare con parole sue, non in rigide frasi formali tramandate per occasioni prestabilite, e che il ragazzo comprende solo in piccola parte:
1.   gratitudine per le grazie ricevute;
2.   impegno a contraccambiare con “buone azioni” fatte agli altri;
3.   richiesta di aiuto per rimanere fedele ai propri buoni propositi.
A mo’ d’esempio:
-  “Signore, voglio ringraziarti per la tua bontà verso di me. Ti sono grato per avermi fatto sano e per farmi stare bene, a differenza di quel povero storpio che ho appena visto”.
-  “Signore, voglio fare qualcosa per Te in contraccambio di ciò che hai fatto per me. Mostrami una possibilità di fare oggi una buona azione a vantaggio di qualcuno, ed io cercherò di farla bene per amore Tuo”.
-  “Signore, aiutami a tenermi lontano dal peccato e dalla pigrizia. Aiutami a riconoscere ciò che è il mio dovere, e a tener duro nel compierlo”.
Con gli scouts insisto anche che uno scout dovrebbe pregare almeno ogni mattina e sera, e anche in altri momenti della giornata. Basta una breve frase come: “O Dio, grazie per questo bel momento, in cambio cercherò di fare ancor meglio il mio lavoro. Benedici gli altri”.
Simili preghiere, unitamente a un ringraziamento dopo un bel gioco o una bella giornata ecc. (e non solo dopo un buon pasto), promuovono un’abitudine di comunione personale con Dio che può rimanere per tutta la vita; comunque non sono al di sopra delle capacità di comprensione del ragazzo medio, come invece molte delle preghiere proposte per la sua edificazione.
I servizi divini, le preghiere, gl’inni e specialmente i discorsi rivolti ai ragazzi dovrebbero essere più brevi possibile
Colui che è capace di mantenere l’attenzione del ragazzo medio per più di sette minuti su un qualsiasi argomento è un genio.
Da un appunto del 1909 – riprodotto su The Scouter, maggio 1939 – integrato con una lettera del 17 febbraio del 1910, conservata nell’archivio centrale scout inglese